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sabato 21 agosto 2010 

Dall'alto delle sue gonne

Dall'alto delle sue gonne, Mathilde ti ha sentito arrivare. Sgambettava col tacco in evidenza, in attesa del tuo arrivo. La sua faccia ti sembrava come sospesa tra due mondi, distante, ma in realtà era solo una sapiente strategia per evitare di vederti arrivare. Mathilde non avrebbe saputo sostenere quello sguardo, lo sguardo di tu che arrivi, "che cazzo c'avrà Mathilde stasera?". No... Mathilde era incapace di sostenerne il peso. Preferiva guardare avanti, seguendo la scia oscillante del tacco. 

Tu arrivi, saluti Mathilde, ti siedi, già sapevi che c'era qualcosa che non andava.
Mathilde rassetta la gonna, non sa dove mettere le mani, e gli occhi! Alla fine, lascia che siano le parole ad uscire, secondo il copione prestabilito, ma già improvvisato appena le lanci i tuoi occhi. Mathilde comincia a parlare, si fa scudo della sua voce, si mette a cavalcare le parole, cesellandole con la grazia che anche tu lei hai sempre riconosciuto. Ma tu non ti fai intimidire, la disarcioni, la fai deviare con la stessa baldanza con cui guardi le sue mani, nervose, che tengono stretta la gonna. Prendi le sue parole, e gliele rilanci contro, una pioggia micidiale di vocali e consonanti. E Mathilde non può usare la sua gonna come ombrello... Ma Mathilde è affascinata, adora che la si contraddica, la eccita.

Hai fumato, lasciato che il fumo avvolgesse Mathilde, il fumo stupido, mortale, volevi legarla ancora di più?
Dall'alto delle sue gonne, vi siete chiariti. Non avreste dovuto abbracciarvi per suggellare il chiarimento, non si fa così tra un'amica e il suo amico? Ma c'erano le sue gonne ad ostacolarvi. Le gonne gonfie di quello che avrebbe voluto dirti.

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