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sabato 21 agosto 2010 

In altre parole

Tu e io. Ringhiera sul mare. Mare di luce, come la notte in cui siamo immersi fino al collo.
Due sagome di alberi. Di cartone. Dai rami, scendono delicatamente dei veli, veli che toccano terra. Due salici piangenti. Di cartone.
Tu e io. Soli, nel silenzio a cui non crediamo. Mi fronteggi. Io ti guardo, tu rifletti il mio sguardo deviandolo. Mi rifletti e mi sfuggi, ma non mi importa, finché resti, qui, in questo brandello di spazio strappato da non so dove. Immersi nel buio, tranne la luce timida di sette stelle di carta argentata che si specchiano nel mare, immobile. C'è un'attesa vibrante nelle cose.
Tu dici, apri la bocca. La lingua che batte sui denti, il tuo alito. Sento, vedo. Lo sguardo si fa fisso su di me, e io che non ce la faccio, ti allontano, mi appoggio alla ringhiera. Faccio scivolare le mani, la percorro in lungo, attraverso gli anni trascorsi. Da un'estremità all'altra, dovresti esserci sempre tu.
Sono trentanove minuti che stiamo insieme, anche se siamo alla deriva. Ma non riesco a togliermi l'abitudine di contare.
La tua presenza qui, ora, opprime. Guardandoti è come se mi sgretolassi, piano piano. Ma tu mi accusi dello stesso. Non a parole, non serve.
E' come se vedessi la mia faccia nella tua. Non riesco a capire se quegli occhi sono i miei o i tuoi, e le tue mani, lunghe, nervose, così diverse dalla mie, sembrano le mie.

Ti lasci spogliare, come sempre per fortuna. Docile finché dura, se solo la conoscessi, in testa avresti Fly me to the moon.

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